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O.K.

O.K. è un acronimo, cioè un termine formato dalle iniziali di più parole o dalle sillabe di più parole come ad esempio O.N.U. Organizzazione Nazioni Unite o Polfer, Polizia Ferroviaria. Esprime consenso con il significato equivalente a: sì, va bene, siamo d’accordo ed è usata anche come sostantivo maschile, sinonimo di approvazione (per esempio farsi dare l’OK dal direttore). Si può scrivere anche per esteso, okay, quindi è diventata una vera parola, ormai, citata su tutti i dizionari.

Sappiamo che è apparsa per la prima volta sul quotidiano Boston Morning Post il 23 marzo del 1839.
In Italia, invece, è in uso dal 1943, anno nel quale le truppe americane sbarcarono in Sicilia ed iniziarono la campagna militare che, nei due anni seguenti, le avrebbe portate a risalire l’intera penisola fino alle regioni del nord. Nonostante questo termine si sia diffuso velocemente in tutto il mondo, le ipotesi sulla sua origine sono numerose, discordanti tra loro e quindi incerte. Ne ho raccolte dieci, ma forse sono addirittura di più.

1) Okèh espressione della lingua Choctaw, una tribù di nativi americani che viveva nell’estremo sud degli Stati Uniti. Okèh avrebbe quasi lo stesso suono e identico significato che è giunto a noi: “va bene”.

2) “Oll Korrèct”, vale a dire All Correct scritto in modo errato.

3) Uou-Key trascrizione fonetica dalla lingua Bantu, civiltà dell’Africa subequatoriale, che significa “sì, di certo” esportata nel Nuovo Mondo dagli schiavi neri.

4) L’O.K. Club era un circolo di sostenitori del presidente democratico Martin Van Buren, originario di Kinderhook, stato di New York. Quest’uomo politico molto popolare era chiamato simpaticamente dai suoi estimatori “Old Kinderhook”. Da qui le iniziali O.K. a indicare qualcosa di positivo.

5) O.K. cioè “zero killed” zero morti, era il modo di comunicare sui dispacci dal fronte che non c’erano state vittime nelle battaglie durante la guerra di secessione americana (1861-1865).

6) O.K. cioè Ola Kalà, “tutto bene” in greco. Così i portuali di New York, quasi tutti di origine greca, scrivevano con il gesso sulle casse di merci già controllate, per segnalare che era tutto regolare.

7) Esiste una seconda ipotesi legata al porto di New York attribuita al suo direttore Otis Kendall, che vistava le merci controllate con le proprie iniziali.

8) Un’altra teoria vuole che O.K. sia il contrario di K.O. Knock Out.

9) Suono del termine “oc” che il provenzale antico significa “sì”.

10) Dall’espressione latina “hoc fecit” che significa “sì, l’ho fatto”.

Più numerose sono le teorie e più ci si allontana dalla verità. È strano che di una parola così recente, dal punto di vista storico, non sia chiara la vera origine, ma probabilmente è proprio la popolarità che ha acquisito ad aver indotto molti sedicenti storici a sbizzarrirsi in modo così vario e fantasioso su come sia nata.

Il successo della sua diffusione è sicuramente dovuto alla musicalità del termine: okay è facile da pronunciare in tutte le lingue, oserei dire che è una parola “simpatica” a tutti, e in particolare negli anni ’50 in Italia pronunciarla era segno di modernità, di esterofilia, in contrapposizione con l’autarchia voluta dal regime fascista da poco decaduto. O.K. resiste al tempo e alle epoche ed è rimasta una parola di uso corrente tra le giovani generazioni del terzo millennio.

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