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Radio e Tv - Personaggi

Soubrette

Soubrette è una parola di origine provenzale che significa cameriera, servetta, ragazza smorfiosa. Nell’ottocento questo termine è entrato nel gergo del teatro di prosa, dell’opera comique, dell’operetta per indicare le parti femminili di servette furbe, maliziose e le attrici che interpretavano abitualmente questi ruoli. Nel ‘900 sono state difinite soubrette esclusivamente le protagoniste del café chantant o del teatro di rivista. In Italia abbiamo avuto tantissime attrici che hanno debuttato come soubrette e poi sono passate al teatro di prosa coprendo anche ruoli drammatici. La soubrette era la prima donna della rivista, che lavorava a fianco del capocomico, un famoso attore brillante. Doveva sapere ballare, cantare e ricitare e fare da spalla al capocomico. Qui la tradizione del nostro teatro leggero ha radici lontane, i grandi comici del passato sono stati Macario, Carlo Dapporto, Carlo Campanini, Tino Scotti, Renato Rascel, Gino Bramieri, Riccardo Billi e Mario Riva, per citarne solo alcuni. Questi personaggi hanno lanciato famose soubrette nel corso delle loro lunghe carriere: Delia Scala, Lauretta Masiero, Marisa Del Frate, Valeria Fabrizi. Il posto d’onore della soubrette va lasciato a Wanda Osiris, lanciata da Erminio Macario nel 1937, un caso unico nella storia del teatro italiano. Questa attrice era adorata dagli uomini e dalle donne, basava la sua carriera esclusivamente sulla presenza scenica. Aveva abiti sfarzosi che parevano pescati da guardaroba di antiche regine e entrava in scena scendendo lunghe scalinate con in mano mazzi di fiori. I suoi ammiratori la adoravano come se fosse una autentica divinità. In realtà il fascino di Wanda Osiris rimane un mistero per noi che guardiamo i vecchi filmati delle sue riviste. Wanda non era particolarmente bella, non cantava molto bene, si limitava a pochi passi di danza e non era neppure particolarmente dotata nella recitazione, ma l’entusiasmo che scatenava nel pubblico era straordinario, aveva una presenza scenica e un carisma che di sicuro non ha mai avuto nessun’altra soubrette, doti sulle quali ha basato un’intera carriera. Gli aneddoti legati alle tournée della Osiris sono innumerevoli. Si parla di un famoso bandito, suo ammiratore, che rischiò di essere arrestato per andare in teatro a vederla, si parla di vagoni di rose che le inviarono i suoi fan, fra i quali c’erano grandi esponenti della nobiltà, insomma era considerata un vero mito. Nel suo caso la soubrette era il personaggio principale della rivista e era lei a lanciare i boy, gli attori brillanti che le facevano da spalla. Tra loro attori straordinari come Alberto Lionello, Nino Manfredi, Elio Pandolfi e Gianni Agus.
Con l’avvento della televisione, finita l’epoca della grande rivista, il ruolo della soubrette si è spostato negli ultimi decenni dal teatro al piccolo schermo. È iniziata una nuova era per questo genere, lo spettacolo del sabato sera, l’appuntamento con la rivista per tutti gli italiani. Le soubrette più conosciute: Raffaella Carrà, Loretta Goggi, Ether Parisi, Lorella Cuccarini, Pamela Prati

Personaggi della televisione

Alessandro Cutolo 

Il professor Alessandro Cutolo, nato a Napoli nel 1899, docente di Bibliografia all’Università Statale di Milano, è stato un punto di riferimento importante nella Televisione Italiana dal 1954 al 1968. Conduceva la trasmissione “Una risposta per voi” che andava in onda tutte le sere intorno alle 19 la sigla era la bellissima canzone di Carlo Alberto Rossi, Stradivarius, in una versione eseguita al pianoforte. Con i suoi amabili modi da gentiluomo dava una risposta a tutti i quesiti che gli proponevano i telespettatori nelle circa 200 lettere che riceveva ogni giorno. Il suo spiccato accento napoletano e il suo garbo lo rendevano simpatico a tutti. Il professor Cutolo divenne in breve tempo il primo vero conversatore della televisione italiana sui modelli di certe trasmissioni americane. Rispondeva con grande precisione e competenza, ma soprattutto con semplicità a ogni domanda che gli venisse posta e, quando non si sentiva padrone della materia, invitava in studio degli esperti che potessero rispondere in modo più specifico. A volte ricorreva simpaticamente alla “prova dei fatti” aprendo l’armadio delle meraviglie presente nel suo salotto e tirando fuori da esso oggetti che rendessero più facile la spiegazione. Ciò che stupiva del professor Cutolo era la facilità di parola, la proprietà di linguaggio miste a una grande ironia, all’eleganza dei modi che facevano toccare alla sua arte affabulatoria livelli irraggiungibili. E’ morto a Milano, sua città di adozione, nel 1995 all’età di 96 anni.

 

Silvio Gigli

(Siena, 10 agosto 1910 – Roma, 7 febbraio 1988) E’ stato uno dei conduttori più famosi della radio. Aveva una voce flautata, molto caratteristica, era dotato di una dialettica e di una proprietà di linguaggio invidiabili. Silvio Gigli è stato giornalista, regista, scrittore, paroliere e cronista storico del Palio di Siena (era della contrada della Tartuca) terminava sempre le trasmissioni con la famosa frase: "E Siena trionfa immortale!". Iniziò a 17 anni a fare il giornalista per il quotidiano “La Nazione” di Firenze e poi per  “Il Telegrafo” di Livorno.  Inizia a lavorare all’EIAR, come presentatore di trasmissioni molto popolari come  "Radio Igea" (1939) dedicato ai malati ricoverati negli ospedali e "L’ora del dilettante" nella quale viene scoperto Corrado Mantoni. Per Alberto Sordi crea il famoso personaggio di "Mario Pio". Nel 1944 lancia "Botta e risposta", un quiz destinato a un grande successo. Silvio Gigli era anche famoso per sue battute di spirito, come quella che fece a un concorrente: "Lei ha una cravatta color singhiozzo di pesce". Nel 1951 conduce "Sorella Radio", uno dei programmi più longevi della radiofonia italiana. E’ stato il curatore di una trasmissione che ebbe grande popolarità "Le interviste impossibili" e un grande scopritore di talenti come Paolo Panelli, Gianni Morandi, Iva Zanicchi, Orietta Berti, Loretta Goggi e con la trasmissione "Piccola storia della canzone italiana" ha aperto le porte della Rai a Domenico Modugno e Delia Scala. Per le sue opere è nominato Accademico della Crusca. Ha fatto anche l’attore in tre film: "La tratta delle bianche" di Luigi Comencini, "Fiorenzo il terzo uomo" di Stefano Canzio e "Botta e risposta"  di Mario Soldati. A Silvio Gigli è intitolato un Premio Giornalistico che viene assegnato annualmente ad un personaggio del mondo televisivo.

 

Frankie Laine

nome d'arte di Francesco Paolo Lo Vecchio (Chicago, 30 marzo 1913 – San Diego, 7 febbraio 2007), è stato un cantante statunitense, uno dei grandi della musica leggera del XX secolo, con oltre duecentocinquanta milioni di dischi venduti (ventuno i dischi d'oro guadagnati in carriera).
Ebbe il periodo di maggior fulgore tra la fine degli anni quaranta e la metà degli anni ’60. Frankie Laine ha interpretato anche molte canzoni utilizzate dal cinema. Tra esse si ricordano Jezebel, I Believe, High Noon (dal film Mezzogiorno di fuoco), e "Quel treno per Yuma" Jealousy (Jalousie), Rawhide e Rider in the sky, queste ultime due poi riprese anche dai Blues Brothers. Ha fatto un’apparizione nella parte di se stesso della commedia musicale del 1956 Donne... Dadi... Denaro (Meet Me in Las Vegas) della MGM diretta da Roy Rowland, in questo film anche un’altra grande cantante Lena Horne interpretava se stessa. Girato al Sands Hotel narra una storia d'amore fra un allevatore di bestiame con la passione del gioco (Dan Dailey), e la ballerina dell'hotel (Cyd Charisse). Nel 1964 partecipò al Festival di Sanremo interpretando due canzoni: Che me ne importa a me in coppia con Domenico Modugno e Una lacrima sul viso assieme Bobby Solo. La sua attività continua durante gli anni settanta, con numerose tournée, dischi e un ritorno alle colonne sonore incidendo il brano Blazing Saddles per il film Mezzogiorno e mezzo di fuoco diretto da Mel Brooks. Ha tenuto l'ultimo concerto all'età di 92 anni, nel 2005. Una voce unica nel panorama vastissimo della musica leggera e in particolare di quella musica leggera utilizzata dal cinema.

 

Raymond Burr

nasce a New Westminster, in Canada, nel 1917. Quando i genitori divorziano, si trasferisce con la madre, che era pianista, in California dove i nonni possiedono un hotel. Lascia presto gli studi per aiutare la famiglia durante la grande depressione, facendo ogni genere di lavoro. Di tanto in tanto recita e canta in qualche locale e dopo la guerra inizia a lavorare nel cinema. Anche per via della sua corporatura imponente, Burr viene scritturato per lo più per ruoli di antagonista, come nel caso di “Un posto al sole” del 1951 o del dirimpettaio sospettato di uxoricidio in La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock. Ma non mancano per lui ruoli diversi anche comici, come nel film “Il nipote picchiatello” con Jerry Lewis e Dean Martin, o dell'eroe rassicurante in Godzilla. Si tratta comunque di parti secondarie, quella dello stilista ucciso all'inizio di Gardenia blu (Blu Gardenia, 1953) di Fritz Lang, ne è un esempio. Nel frattempo Raymond Burr lavora anche per la radio e, fin dal 1947, per la televisione. La svolta della sua carriera avviene nel 1955 quando ottiene la parte di protagonista nella serie Perry Mason. Nei panni del brillante avvocato creato dallo scrittore americano Erle Stanley Gardner, appare subito a proprio agio. E pensare che in un primo momento avrebbe dovuto interpretare il ruolo dell'avvocato dell'accusa, cioè ancora una volta quello dell'antagonista, che fu poi coperto dall’attore William Talman. L'enorme successo della serie, 271 episodi fino al 1966, trasforma questo attore poco conosciuto in una star tra le più pagate dell'epoca. Raymond Burr conquista la simpatia del pubblico di tutto il mondo nei panni dell’avvocato geniale e umano, che risolve i casi più disperati grazie alla sua perspicacia, alla perseveranza e alla bravura dei suoi collaboratori: la fedele segretaria Della Street (Barbara Hale) e l'investigatore privato Paul Drake (William Hopper). In questa serie la voce italiana di Raymond Burr è quella di Mario Colli. I telefilm sono avvincenti ancora oggi, l’intreccio è semplice, ma con un immancabile colpo di scena finale. Dopo dodici anni Raymond Burr ottiene ancora un grande successo televisivo con un'altra famosissima serie, Ironside, iniziata poco dopo la chiusura di Perry Mason nel 1967 e che continuerà fino al 1975. Indimenticabile la sigla composta da Quincy Jones. In questo serial Raymond Burr è doppiato prima da Gino Donato e poi da Raffaele Meloni. Il ruolo è quello del capo investigatore, costretto alla sedia a rotelle dopo essere stato colpito alla schiena da una pallottola durante una sparatoria. Nel lungo elenco di star apparse nei vari episodi compaiono Harrison Ford, Jodie Foster, David Carradine, Bruce Lee, Bo Hopkins, Bill Bixby. A metà degli anni '80 viene riportato alla ribalta Perry Mason, con una nuova e fortunata serie di film per la televisione, ventisei in tutto. Poiché in quegli anni l’attore William Hopper era mancato, la parte di Paul Drake, viene affidata a William Katt, figlio di Barbara Hale, che nei film risulta essere Paul Drake junior, figlio del vecchio investigatore. L'ultimo film della serie viene girato poche settimane prima della morte di Raymond Burr, quando era stato messo in piedi un progetto analogo per riportare al successo anche Ironside. Questa volta il doppiatore di Burr è Bruno Alessandro, famoso anche per essere stato la voce dell’ispettore Derrik. Raymond Burr ha investito parte del suo ingente patrimonio in varie fortunate attività: si è dedicato alla coltivazione delle orchidee, come Nero Wolf, in un’isola delle Fiji che si era addirittura comperato, si è occupato di arte, ma soprattutto si è dimostrato molto generoso con persone meno fortunate di lui nel portare avanti parecchie attività filantropiche, che ancora oggi funzionano grazie all’impegno dei suoi eredi.