Skip to content

Regole generali della pronuncia

Alla domanda: "quante sono le vocali?" chiunque risponderebbe:"cinque" sicuro  di non sbagliarsi. Se dal punto di vista grafico le vocali sono effettivamente cinque: 
a, e, i, o, u
dal punto di vista fonetico sono invece sette, perché la "e" e la "o" hanno ciascuna due differenti pronunce:
"é" e "ó" con accento acuto avranno una pronuncia chiusa o stretta
"è" e "ò" con accento grave avranno una pronuncia aperta o larga

Ascoltiamo ora i sette suoni delle vocali: ìéèaòóu

                                                                            i

                                                                                    é

                                                                                           è

                                                                                                   a

                                                                                           ò

                                                                                    ó

                                                                            u    

La posizione della bocca per la pronuncia della "é" chiusa sarà simile alla posizione che assumiamo per la pronuncia della "i". La posizione della bocca per la pronuncia della "è" e della "ò" aperte sarà simile alla posizione che assumiamo per la pronuncia della "a". E infine la posizione della bocca per la pronuncia della "ó" chiusa sarà simile alla posizione che assumiamo per la pronuncia della "u".In ogni parola della lingua italiana esiste un solo accento (anche se non viene scritto) che si chiama accento tonico. Tonico deriva dal greco tònos che significa forza e che quindi ha la funzione di definire la pronuncia di tutte le parole. 

ascolta gli esempi 

Abbiamo preso volutamente ad esempio parole con l'accento tonico che cade sulla "a"  sulla  "u"  e sulla  "i" vocali che hanno una sola pronuncia e che quindi non creano alcun tipo di difficoltà. Attenzione però: tutte le "e" e tutte le "o" non interessate da accento tonico si pronunciano chiuse. Nella parola  felìce  in cui l'accento tonico cade sulla vocale "i"  la pronuncia delle due "e" sarà chiusa. Ascoltate gli esempi e confrontate la differenza: felìce e costàto.
Così nelle parola costàto in cui l'accento tonico cade sulla vocale "a"  la pronuncia delle due "o" sarà chiusa. 

Quando l'accento tònico cade invece su una "e" o su una "o" prende il nome di accento fònico perché riguarda il suono di queste vocali,  ovverossia bisognerà individuare il suono corretto riferito a quella determinata parola. A questo proposito esistono numerose regole che ci vengono in aiuto 

Per esempio nelle desinenze "rèi" "rèbbe" "rèbbero" del condizionale la e tònica è sempre aperta.

ascolta gli esempi

Spesso, però, non esistono vere e proprie regole e la pronuncia è stabilita da derivazioni latine o greche o semplicemente da usi e consuetudini. In questo caso avremo bisogno di consultare un buon dizionario della lingua italiana o un dizionario specifico della pronuncia, che raccoglie tutte le parole che hanno l'accento fònico, tutte quelle legate alla pronuncia della "s" e della "z" sorda o sonora, o quelle che, pur avendo l'accento che cade sulle vocali i, a, u,  vengono abitualmente pronunciate in modo sbagliato. Per ascoltarne alcuni esempi  potrete consultare il capitolo Curiosità sulla lingua italiana.

La respirazione
E’ indispensabile iniziare i nostri esercizi con nozioni di tecnica respiratoria. Sono infatti i muscoli espiratori che procurano la sollecitazione necessaria per la nascita del suono laringeo.
Per facilità di trattazione divideremo l’apparato respiratorio in tre stadi:

- clavicolare

- costale

- diaframmatico

Lo stadio clavicolare è quella parte di polmoni che occupa la zona superiore del torace
Lo stadio costale è la massa polmonare centrale all’altezza del torace
Lo stadio diaframmatico è la parte bassa dei polmoni che si appoggia sul diaframma
Durante una respirazione completa si deve ottenere la massima aerazione della massa polmonare.

Inspirazione
Inspirare lentamente con il naso, mai con la bocca. In questo modo l’aria viene filtrata dal naso e riscaldata e la saliva, che agisce come lubrificante dell’articolazione della parola, non si prosciuga. Spingere in fuori il diaframma per liberare la parte bassa dei polmoni. Stomaco e addome vengono spinti leggermente in avanti. Le costole inferiori si distendono e si sollevano. Quelle medie continuano il movimento e il diaframma si abbassa costringendo la massa addominale a uno spostamento verso l’esterno. Con un movimento continuo riempire anche la parte media e alta dei polmoni.
Pausa (da 2 a 3 secondi)

Espirazione
Espirare con la bocca più velocemente. Spingere in dentro il diaframma, in questo modo l’aria viene spinta all’esterno prima dalla parte bassa dei polmoni, poi dalla parte media e infine da quella alta.
Pausa (da 2 a 3 secondi)
Sia nella fase di espirazione, sia in quella di espirazione è sempre il diaframma a muoversi per primo.

Respirazione completa
Riepilogo

- inspirazione

- pausa

- espirazione

- pausa

Alcuni consigli

- Gli esercizi di respirazione vanno eseguiti ogni giorno per tutta la durata del corso

- Le inspirazioni sono sempre nasali e lente

- Le espirazioni sono sempre buccali e veloci

- Durante le inspirazioni le spalle e le clavicole debbono conservare un’assoluta immobilità

- Prima di ogni inspirazione ed espirazione osservare 2-3 secondi di apnea