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Cinema - Artisti italiani

Totò
Marcello Marchesi
Alberto Talegalli
Mario Riva
Walter Chiari

Totò nasce a Napoli il 15 febbraio 1898 nel popolare rione Sanità. Viene registrato come Antonio Clemente. La madre è Anna Clemente, giovane nubile che ha avuto una relazione con Giuseppe, figlio del marchese De Curtis, che sposerà nel 1921. I primi anni di Totò sono quelli di un ragazzo vivace che ha poca voglia di studiare. Dall’esperienza del collegio che frequenta non ricava la licenza ginnasiale bensì la deviazione del setto nasale, che gli procura involontariamente un precettore tirando di Boxe. Questo infortunio contribuisce a creare la maschera disarticolata che comincia ben presto a sfruttare recitando dapprima in riunioni familiari e poi in piccoli teatri dove recita su noti canovacci oppure imita, con lo pseudonimo di Clement, le macchiette di Gustavo De Marco. Allo scoppio della prima guerra mondiale, a diciassette anni, si arruola volontario ma non è un modello di soldato e quando sa che il suo battaglione è destinato in Francia, presso un distaccamento di marocchini, finge un attacco epilettico e si fa ricoverare. Nel 1918 alla fine della guerra riprende l’attività teatrale, dapprima a Napoli, quindi a Roma dove si trasferisce con i genitori. Gli inizi sono stentati finché non debutta al Teatro Jovinelli ottenendo un immediato successo cominciando ad affermarsi nel mondo del varieté italiano. Si esibisce nei principali caffè-concerto della penisola e infine torna a Napoli, scritturato dal Teatro Nuovo. Adesso si chiama De Curtis, avendolo il padre legalmente riconosciuto. A Napoli ha una tormentata relazione con una celebre chanteuse, Liliana Castagnola, che poi drammaticamente si uccide. Totò la fa seppellire nella cappella di famiglia. Nel 1931 continua a recitare intensamente nel teatro di rivista e nell’avanspettacolo riscuotendo enorme successo. Nel 1933, con l’aiuto del cugino Gaspare de Curtis, ritrova nel Castello de Curtis a Somma Vesuviana, vicino a Napoli, un’enorme quantità di documenti da cui risulta la sua discendenza bizantina. Seguirà, qualche anno più tardi, il riconoscimento di tutti i titoli nobiliari da parte del Tribunale di Napoli. Nello stesso anno nasce la figlia Liliana dall’unione con Diana Bandini Rogliani che sposerà nel 1935. Totò è ormai una delle vedettes del Teatro di Rivista. Nel 1937 debutta nel cinema con Fermo con le mani e continua quindi le tournée con la sua compagnia. Nel 1939 divorzia in Ungheria dalla moglie Diana con la quale continuerà, comunque, a vivere fino al 1950.

1940. L’Italia è in guerra e Totò continua la sua attività cinematografica con San Giovanni decollato alla cui sceneggiatura collabora Cesare Zavattini, e soprattutto quella teatrale. Gli spettacoli di quegli anni, di cui è autore Michele Galdieri, continuano a essere, nonostante la censura del regime, ironicamente ispirati all’attualità. L’incontrollabile satira di costume procura ad autori e attori - con Totò recitano Anna Magnani e Renato Castellani – non pochi problemi: la censura modifica vari copioni, come Volumineide il titolo della rivista Che si sono messi in testa? Chiaramente riferito ai tedeschi che occupavano Roma. Infine, Totò è addirittura costretto a fuggire per scampare a un ordine di cattura emesso nei confronti suoi e di Peppino e Eduardo De Filippo. 1946 dopo la liberazione Totò continua, fino al 1949, l’attività teatrale. E’ sempre più assorbito dal cinema e i suoi film sono spesso ai primi posti della classifica commerciale. Nel ’47 tre anni dopo il marito, muore la madre Anna Clemente de Curtis. Nello stesso anno Totò riceve la Maschera d’Argento cui fa seguito nel 1951 il Nastro d’Argento per l’interpretazione nel film Guardie e ladri di Steno e Mario Monicelli. Scrive anche diverse canzoni, fra le quali Malafemmena. Nel 152 si innamora di Franca Faldini cui resterà legato fino alla morte. Sono anni di intensa attività cinematografica e i film di Totò vengono spesso sconsigliati dal Centro Cattolico Cinematografico. Queste “attenzioni” ovviamente favoriscono il successo dei film. Dall’unione con la Faldini nasce un bambino che muore dopo poche ore vita. Questo doloroso avvenimento è in parte mitigato dalla presenza affettuosa dei nipoti, figli di Liliana. Nel 1956 torna al teatro con la rivista di Nelli e Mangini A prescindere. Gli impegni della tournée gli impediscono di curare adeguatamente una broncopolmonite virale che gli provoca una grave emorragia all’occhio destro, l’unico da cui vedesse dopo il distacco della rètina avvenuto per l’altro occhio vent’anni prima. Nel 1958 semicieco, riprende l’attività cinematografica adattando la sua recitazione alle nuove condizioni fisiche. Sottovalutato dalla critica, comincia a desiderare di prendere parte a qualche film di qualità e l’occasione gli si presenta con La mandragola di Alberto Lattuada (1965) e con Uccellaci e Uccellini di Pier Paolo Pasolini (1966). Per quest’ultimo film riceve un altro Nastro d’argento, un riconoscimento speciale al Festival di Cannes e il Globo d’Oro dei critici stranieri in Italia. Pubblica anche la raccolta di poesie ‘A livella che fa seguito alla biografia Siamo uomini o caporali? di alcuni anni prima.
1967. Interpreta per la televisione il programma Tutto Totò che riprende vari sketch della sua attività teatrale. Comincia a lavorare al film Padre di famiglia di Nanni Loy ma il 15 aprile si spegne per una grave crisi cardiaca. Da quel momento ha inizio un inarrestabile processo di rivalutazione da parte della critica. (da TuttoTotò di Ruggero Guarini)

La lettera, dal film Totò, Peppino e la malafemmena (1956)
Totò e Peppino, i fratelli Caponi, sono arrivati a Milano per convincere la presunta malafemmena (Dorian Gray) a lasciare il loro nipote (Teddy Reno). Nella camera d’albergo decidono di scrivere la famosa lettera che sarà allegata ai soldi destinati alla ragazza come ricompensa.

 Totò
(in atteggiamento da insegnante che si appresta a dettare) Giovanotto! Carta calamaio e penna. Su, avanti scriviamo

Peppino
(si siede allo scrittoio e si toglie il cappello)

Totò
Dunque, hai scritto?

Peppino
Un momento, no?

Totò
E comincia, su!

Peppino
(fra sé cercando di riordinare le idee) Carta, calamaio e penna… (tira fuori dallo scrittoio un foglio)

Totò
(inizia deciso) Signorina!

Peppino
(intinge la penna nel calamaio)

Totò
Signorina!

Peppino
(si volta verso la porta) Dove sta?

Totò
Chi?

Peppino
La signorina

Totò
Quale signorina?

Peppino
Hai detto: “signorina!”

Totò
E’ entrata una signorina?

Peppino
(voltandosi di nuovo verso la porta) Avanti!

Totò
Animale! “Signorina” è l’intestazione autonoma della lettera! Oh! (riprende a dettare) Signorina!

Peppino
(straccia il foglio e ne prende un altro)

Totò
Come? Non era buona quella “signorina” lì?

Peppino
(si rimette in posizione pronto a scrivere)

Totò
Signorina, veniamo noi con questa mia a dirvi…

Peppino
(scrivendo) … con questa…

Totò
(ripete ispirato) veniamo noi con questa mia a dirvi…

Peppino
… a dirvi…

Totò
“Addirvi”. Una parola “addirvi”

Peppino
(continuando a scrivere) addirvi, una parola

Totò
Che…

Peppino
Che

Totò
Che…

Peppino
Che

Totò
Che!

Peppino
(smette di ascrivere) Uno? Quanti?

Totò
Che?

Peppino
Uno che?

Totò
Uno che! Che?

Peppino
(riprende a scrivere) … che…

Totò
Scusate se sono poche

Peppino
… che

Totò
Che, scusate se sono poche, ma settecentomila lire… punto e virgola… noi… noi ci fanno… specie che quest’anno… Una parola: questanno… c’è stato una grande moria delle vacche, come voi ben sapete… Punto!

Peppino
Punto?

Totò
Due punti! Ma sì, fai vedere che abbondiamo. “Abbondandis in abbondandum!” (riprende a dettare) Questa moneta servono… questa moneta servono… questa moneta servono a che voi vi consolate… Oh, scrivi, presto

Peppino
… con l’insalata…

Totò
… che voi vi consolate

Peppino
Ah, vi consolate! Avevo capito “con l’insalata”

Totò
(spazientito) Voi vi consolate! Non mi far perdere il filo, che ce l’ho tutta qui! (indica la sua fronte)

Peppino
(fra sé) Avevo capito “con l’insalata”…

Totò
… dai dispiacere… dai dispiacere che avreta… che avreta… a-vre-ta (riflette) Eh, già è femmina: femminile. (riprende a dettare) Che avreta perché…

Peppino
Perché…

Totò
Perché?

Peppino
(lo guarda perplesso) Non so

Totò
Perché “non so”?

Peppino
Perché che cosa?

Totò
Perché che?

Peppino
Perché?

Totò
Perché!

Peppino
(indicando il foglio) Ah! Perché qua…

Totò
(riprende a dettare) Dispiacere che avrete perché… è aggettivo qualificativo, no?

Peppino
(torna a scrivere poco convinto) Io scrivo

Totò
Perché dovete lasciare nostro nipote, che gli zii che siamo noi medesimo di persona

Peppino
(tira fuori il fazzoletto per asciugarsi la fronte)

Totò
Me che stai facendo, una faticata? S’asciuga il sudore! (riprende a dettare) … che siamo noi medesimo di persona, vi mandano questo… (prende in mano il pacco coi soldi)

Peppino
… questo…

Totò
… perché il giovanotto è studente che studia, che si deve prendere una Laura…

Peppino
… Laura…

Totò
Laura… che deve tenere la testa al solito posto, cioè…

Peppino
… cioè…

Totò
… sul collo. Punto, punto e virgola, punto e un punto e virgola

Peppino
Troppa roba

Totò
E lascia fare. Che dica che noi siamo provinciali, che siamo tirati

Peppino
(fra sé) Ma è troppo!

Totò
Salutandovi indistintamente… salutandovi indistintamente… (mette una mano sulla spalla di Peppino) Sbrigati! Salutandovi indistintamente, i fratelli Caponi, che siamo noi. Apri una parente. Apri una parente e dici: “che siamo noi i fratelli Caponi”

Peppino
… cafoni…

Totò
Hai aperto la parente? Chiudila!

Peppino
(ritira la penna provato dalla fatica) Ecco fatto

Totò
Vuoi aggiungere qualcosa?

Peppino
Ma “senza nulla a pretendere” non c’è più?

Totò
No, basta “in data odierna”. Si capisce. Svelto, dai! Chiudi! Andiamo presto!

(mettono la lettera nel pacco dei soldi, si mettono il cappello in testa e escono soddisfatti di avere compiuto il loro dovere)

 

Marcello Marchesi 

nasce a Milano il 4 aprile 1912. Ultimo di sei fratelli viene mandato in tenera età a Roma a casa di suo zio Guido. Questa esprienza segnerà la sua vita e sarà poi da lui stesso trasformata in un romanzo intitolato Sette zie. Dopo aver trascorso tutta l’infanzia e l’adolescenza nella capitale, ritorna a Milano iniziando così una staffetta tra le sue città che caratterizzerà tutta la sua vita. Laureatosi con il massimo dei voti in giurisprudenza, inizia a scrivere e ad esibirsi in spettacoli studenteschi. Notato dall’editore Andrea Rizzoli inizia a collaborare al giornale umoristico “Il Bertoldo” e successivamente al Marc’Aurelio.  Il Marc'Aurelio fu un giornale satirico italiano fondato a Roma nel 1931 da Oberdan Cotone e Vito De Bellis, che raccolsero i fuoriusciti delle più importanti testate umoristiche che avevano caratterizzato i primi decenni del Novecento. Usciva due volte alla settimana: il giovedì e il sabato. La rivista era più orientata all'umorismo fine a se stesso, che alla satira contro il fascismo. Vi collaborarono le più illustri firme Age & Scarpelli, «Steno» il regista Stefano Vanzina, Vittorio Metz,  Giovanni Mosca, Cesare Zavattini, Mario Camerini, Ettore Scola e il diciottenne Federico Fellini, che esordì sul bisettimanale come disegnatore satirico, ideatore di numerose vignette e delle celebri «Storielle di Federico» in più sequenze illustrate. Marcello Marchesi inizia a scrivere programmi radiofonici per l’Eiar, poi per la Rai, a cominciare da AZ radioenciclopedia del 1937 e Cinquemilalire per un sorriso del 1939 condotto da Corrado, fino ad arrivare negli anni ’70 a Quarto Programma con Maurizio Costanzo, Dino Verde e Enrico Vaime. Nel 1939 prende parte alla scrittura e alla realizzazione di quello che viene considerato il primo film comico italiano: “Imputato Alzatevi ” interpretato da Macario e diretto da Mario Mattòli. Partecipa alla seconda guerra mondiale prendendo parte alla battaglia di El Alamein dove viene ferito ad un polmone, incidente  che non gli impedirà di essere un eccellente sportivo. Tornato in Italia Marchesi viene convinto da Vittorio Metz, suo amico e inseparabile compagno di lavoro, a ritornare a vivere a Roma dove l’industria del cinema aveva bisogno di autori per i film comici, quei film che poi hanno segnato la storia del nostro cinema leggero con il genere chiamato Commedia all’Italiana. Marchesi scrive e sceneggia più di 80 film per attori come Totò, Macario e Walter Chiari alcuni dei quali diretti dal fraterno amico Steno. Firmò lui stesso la regia di sette film. La sua instancabile attività creativa non si limita al cinema, scrive una cinquantina di testi di spettacoli di rivista di grande successo per i più grandi artisti dell’epoca: Erminio Macario, Ugo Tognazzi, Gino Bramieri, Wanda Osiris, Alberto Sordi, Carlo Dapporto e Walter Chiari). Nel 1954 la svolta, quando nasce televisione italiana. Marchesi viene immediatamente coinvolto nell’ideazione e realizzazione di molti spettacoli di varietà, scrive e realizza trasmissioni passate alla storia, come “Le piace la mia faccia”, “Ti conosco Mascherina”, “Quelli della domenica”, “Speciale Mina”, “Canzonissima ’68” e “Canzonissima ‘72”, “Bambole non c’è una lira” e “Il signore di mezza età” dove diventa lui stesso un personaggio televisivo. Contemporaneamente realizza centinaia di Caroselli e campagne pubblicitarie tanto da meritarsi l’appellativo “primo copywriter italiano”. Inventa migliaia di slogan alcuni dei quali diventati proverbiali “con quella bocca può dire ciò che vuole”, “non è vero che tutto fa brodo”, “basta la parola!”, “ il brandy che crea un’atmosfera” che sono molti degli slogan che ci fanno ricordare l’antica epopea di Carosello. Marchesi è stato oltre che giornalista, scrittore, sceneggiatore, regista cinematografico e teatrale, anche autore di canzoni, era sua la famosissima “Bellezza in bicicletta” cantata da Silvana Pampanini nel film omonimo e riincisa nel 1983 da Mina. Era un grande appassionato di jazz e possedeva una immensa collezione di dischi oggi conservata dagli eredi. Tra il 1962 e il 1964 pubblica la trilogia Essere o benessere, Diario futile di un signore di mezza età e Il sadico del villaggio. Questi tre volumi poi raccolti in un cofanetto intitolato “Futile e dilettevole” sono tra le opere maggiormente identificative del Marchesi umorista. Tra i suoi libri di questo periodo anche Il presente si muove, Sancta pubblicitas,  Il definizionario, I cento neoproverbi, Il meglio del peggio. Sempre molto attento ai giovani, ai nuovi talenti Marchesi ha lanciato nel mondo dello spettacolo, personaggi che hanno avuto una straordinaria carriera come  Sandra Mondaini, Sofia Loren, Walter Chiari, Cochi & Renato e Gianni Morandi. Alla fine degli anni ’60 dopo la separazione dalla prima moglie, Marcello si trasferisce di nuovo a Roma. In questo periodo, pur continuando la sua attività televisiva, teatrale e radiofonica (non dimentichiamo trasmissioni come 4° programma e Andata e Ritorno) è nel cast della commedia musicale di Garinei & Giovannini “Buona notte Bettina” con Walter Chiari, Delia Scala, Regina Bianchi, Vittorio Congia, Rossella Como e Giuseppe Porelli. Negli anni ’70 Marcello Marchesi incontra Enrica Sisti, una ragazza molto più giovane di lui che diventa sua moglie nel 1976 e nello stesso anno gli regala il suo unico figlio Massimo. Marchesi passa gli anni più sereni della sua vita diviso tra Roma e il piccolo paesino di Setzu  (paese natale della seconda moglie) dove acquista un rudere per trasformarlo in una stupenda villa immersa nella tranquillità. Proprio durante un periodo di villeggiatura in Sardegna, il 19 luglio del 1978 muore tragicamente annegando nel mare di San Giovanni di Sinis. Dotato di uno humor raffinato e acuto, aveva la capacità di creare, con il grande dono della sintesi, una comicità semplice ed incisiva. Tutti gli autori, gli sceneggiatori e gli interpreti che hanno lavorato con lui, lo considerano ancora oggi un maestro e un grande punto di riferimento.

Aforismi di Marcello Marchesi

Dal mio fioraio le corone le fa la nonna, così si abitua all’idea

Perché denunciare il reddito dopo il bene che vi ha dato?

Quanto ho sofferto quando ho saputo che l’inventore dell’Alta Fedeltà è cornuto!

Mi colpiscono in una donna le stesse parti del pollo: coscia, petto e collo

Chi trova un amico… chide un prestito

Affogò perché si vorgognava di chiamare aiuto

Collezionando le sconfitte degli altri ho quasi messo insieme la mia vittoria

Sono un democratico, non ho mai avuto difficoltà a ritirarmi nel bagno di servizio

Lunga la fila, stretta la via, fece un sorpasso… e così sia

Due etruschi si sposarono e vissero fenici e contenti

Ipocrisia. Assisteva tutte le domeniche alle sacre finzioni

 

Alberto Talegalli

 straordinario attore comico e sceneggiatore degli anni ’50, è stato un po’ dimenticato dalle rievocazioni dell’epoca che spesso vediamo in televisione. Nacque a Spoleto il 2 ottobre 1913 e morì in un incidente stradale a Fossato di Vico il 17 luglio del 1961. Proveniva da una famiglia di artigiani, ma presto seguì la sua passione per il teatro. Era dotato di una voce bellissima che sapeva modulare con maestria nelle sue caratterizzazioni. Arrivò al successo all’inizio degli anni cinquanta, grazie alla trasmissione radiofonica “Rosso e Nero”, presentata da Corrado, nella quale interpretava il Sor Clemente, un campagnolo che, divenuto ricco, si trasferisce nell’elegante quartiere Parioli di Roma e viene così a contatto con il Bel Mondo. Clemente, che ha una moglie despota, cerca evasioni con l’aiuto di suo zio Angelino (zio ‘Ngilino) ma i suoi tentativi non hanno mai successo perché finisce sempre per cacciarsi in situazioni paradossali. Il suo umorismo bonario è reso ancora più vivace dall’accento spoletino e dalle trovate geniali che sapeva inventare.

Radio
Rosso e Nero 1951-1956
A.A.A. Affaronissimo rivista di Dino Verde, regia di Giulio Scarnicci 1957-1958
Alberto Talegalli Show 1958-1959 

Cinema
Cinque poveri in automobile, regia di Mario Mattòli (1952)
Ci troviamo in galleria, regia di Mauro Bolognini (1953)
Una di quelle, regia di Aldo Fabrizi (1953)
Siamo tutti inquilini, regia di Mario Mattòli (1953)
La domenica della buona gente, regia di Anton Giulio Majano (1953)
Café chantant, regia di Camillo Mastrocinque (1953) - anche sceneggiatore
Donne proibite, regia di Giuseppe Amato (1953)
Canzone d'amore, regia di Giorgio Simonelli (1953)
Due notti con Cleopatra, regia di Mario Mattoli (1953)
Le vacanze del Sor Clemente, regia di Camillo Mastrocinque (1954) - anche sceneggiatore
Cento serenate, regia di Anton Giulio Majano (1954)
Ridere! Ridere! Ridere!, regia di Edoardo Anton (1954)
Mai ti scorderò, regia di Giuseppe Guarino (1954)
Due sosia in allegria, regia di Ignazio Ferronetti (1956)
E' arrivata la parigina, regia di Camillo Mastrocinque (1957)
Mia nonna poliziotto, regia di Steno (1958)
Fantasmi e ladri , regia di Giorgio Simonelli (1958)
Sorrisi e canzoni, regia di Luigi Capuano (1958)
Uomini e nobiluomini, regia di Giorgio Bianchi (1959)
Spavaldi e innamorati, regia di Giuseppe Vari (1959)
La cento chilometri, regia di Giulio Petroni (1959)
Destinazione San Remo, regia di Domenico Paolella (1959)
Arriva la banda, regia di Tanio Boccia (1959)
Genitori in blue-jeans, regia di Camillo Mastrocinque (1960)
Appuntamento a Ischia, regia di Mario Mattoli (1960)
Chi si ferma è perduto, regia di Sergio Corbucci (1960)
Ferragosto in bikini, regia di Marino Girolami (1960)
Bellezze sulla spiaggia, regia di Romolo Guerrieri (1961)
A porte chiuse, regia di Dino Risi (1961)
Cacciatori di dote, regia di Mario Amendola (1961)
Che femmina... e che dollari!, regia di Giorgio Simonelli (1961)
Rocco e le sorelle, regia di Giorgio Simonelli (1961)

 

Mario Riva

Mariuccio Bonavolontà brillante attore di rivista e di cinema, era figlio del compositore Giuseppe Bonavolontà, di origine napoletana. Formò una celebre coppia con l’attore Riccardi Billi.  Iniziò la carriera poco prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale esibendosi per le forse armate italiane. Aveva già debuttato in radio interpretando numerosi sceneggiati all’ EIAR. Nel 1942 fa parte del cast di una trasmissione radiofonica di successo intitolata “Il Terziglio” scritta da Federico Fellini, Marcello Marchesi, Dino Falconi, Edoardo Anton, in cui recita con giovani attori di talento come Giulietta Masina, Miranda Bonansea, Gemma Griarotti e Nunzio Filogamo. Negli anni cinquanta, con l’inseparabile Billi, lavora in famose riviste scritte da  Garinei e Giovannini dal cast sorprendente: Wanda Osiris, Gino Bramieri, Walter Chiari, Carlo Campanini, Totò e Peppino De Filippo. Negli anni ’50 conosce un’attrice, Diana Dei, che diventerà la sua compagna nella vita. Nel 1955 è protagonista del film “Scuola Elementare” regia di Alberto Lattuada. Nel 1957 presenta in televisione “Il Musichiere” di Garinei e Giovannini, la trasmissione più famosa degli anni cinquanta con “Lascia o raddoppia?”. Il successo è straordinario, Mario Riva è amato e apprezzato da tutto il pubblico italiano per il suo garbo, la sua simpatia e la sua grande umanità. Canta lui stesso la sigla, la famosa “Domenica è sempre Domenica” l’orchestra è diretta da Gorni Kramer, partecipano al programma i cantanti Nuccia Bongiovanni e Paolo Bacilieri, le prime vallette (denominate “cognatine”) sono le giovani attrici Lorella De Luca e Alessandra Panaro alle quali si avvicenderanno negli anni successivi prima Carla Gravina e Patrizia Della Rovere e poi Marilù Tolo e Brunella Tocci. Nel 1960 alla seconda edizione del Festival del Musichiere a Verona, Mario Riva decide di fare una sorpresa a tutti. Le Olimpiadi di Roma sono alle porte, vuole uscire in scena all’Arena, con una fiaccola olimpica accesa. Il fuori programma, però, ha un esito tragico. Non si avvede che dietro una quinta sul pavimento, un telone nasconde uno sbalzo profondo cinque metri. A seguito della caduta riporterà numerose fratture e morirà pochi giorni dopo, il primo settembre. E’ un vero e proprio lutto nazionale, se n’è andato per sempre il presentatore tanto vicino ai bambini e alle famiglie, il re del sabato sera, che ha scritto una pagina indimenticabile nella storia della televisione italiana.

 

Walter Chiari

 Walter Annichiarico nasce a Verona, 8 marzo 1924 è stato un attore, e un conduttore televisivo di grande successo. I suoi genitori erano di origine pugliese, suo padre funzionario di polizia venne trasferito prima a Verona e poi a Milano, città nella quale Walter crebbe. Dopo aver tentato di fare parecchi mestieri nel 1946 ottiene la sua prima scrittura in teatro nello spettacolo “Se ti bacia Lola” con Maria Maresca. Inizia così una lunga serie di spettacoli di rivista che lo vedranno impegnato anche come autore. Nel 1946 esordisce nel cinema, nel film “Vanità” di Giorgio Pàstina, in cui interpreta una parte drammatica che gli fa vincere il Nastro d'argento". Nel 1951 lavora nel film di Luchino Visconti “Bellissima” con Anna Magnani. Nonostante riceva grandi elogi dalla critica, è attratto dal teatro leggero e continua la sua carriera sul palcoscenico. Nel 1956 ha una grande occasione: lavorare con Garinei e Giovannini nella commedia musicale “Buonanotte Bettina” a fianco di Delia Scala. Riscuote un grande successo e, sempre con la premiata ditta G&G, è protagonista ne “Il Gufo e la Gattina” 1958 “Un mandarino per Teo” 1960. Walter Chiari è sulle prime pagine di tutti i giornali per le storie d'amore con donne belle e famose: Lucia Bosè, Maria Gabriella di Savoia, Elsa Martinelli, Delia Scala, Mina. Walter, che parla benissimo inglese, nel 1957 gira a Cinecittà un film prodotto dagli americani “La capannina”. Lavora a fianco di Ava Gardner, appena separata da Frank Sinatra, con lei inizia una tumultuosa relazione che lo porterà sulle pagine della cronaca rosa su tutte le riviste del mondo. Grazie alla sua notorietà nel 1961 interpreta con grande successo a Broadway la commedia musicale “The Gay Life”. Finita la storia con Ava Gardner, negli anni ’60 Walter Chiari trova nella televisione il palcoscenico più idoneo alla sua personalità. In poco tempo diventa il comico italiano più famoso. Recita lunghi monologhi, in parte improvvisati, estremamente divertenti o in coppia con Carlo Campanini, la sua spalla preferita, nell’imitazione dei famosi fratelli De Rege. Molti sketch passano alla storia, come “Il Sarchiapone” o “Il Sommergibile” monologo nel quale un uomo adulto nella vasca da bagno sogna di interpretare un film di guerra americano. La pregevole dialettica, la sua voce particolare un po’ velata, il suo fisico elegante ma estremamente mobile e portato alla caricatura hanno fatto di lui un artista unico nel suo genere. Nel 1968 conduce in televisione una delle più fortunate edizioni di Canzonissima, in trio con Mina e Paolo Panelli. L’anno seguente sposa l’attrice Alida Chelli, dal loro matrimonio nascerà un figlio, Simone.  Il 20 maggio del 1970 Walter Chiari viene arrestato a Roma con l’accusa di consumo e spaccio di cocaina. Ne segue uno scandalo in cui verrà coinvolto anche l’amico Lelio Luttazzi, successivamente prosciolto, che lo porterà per molti anni lontano dalla Rai e dalle scene. Nel 1974 l’Assessore alla Cultura di Milano Paolo Pillitteri, gli chiede di partecipare ad una serata nell'ambito degli spettacoli di “Vacanze a Milano”. Ottiene un successo straordinario e ricomincia a risalire la china del successo. Nel 1978 è protagonista nella prima parte dello spettacolo che segna l'attesissimo ritorno sulle scene di Mina al teatro-tenda Bussoladomani di Viareggio. Interpreta la commedia “ Hai mai provato nell'acqua calda?” con Ivana Monti. Nel 1982, sempre con Ivana Monti è regista e interprete de "Il gufo e la gattina.  Nel 1979 il ritorno in RAI. Con Augusto Martelli  conduce “Una valigia tutta blu” e con Ornella Vanoni partecipa allo spettacolo musicale "L'appuntamento". Il 7 dicembre, riceve dal sindaco di Milano, Carlo Tognoli, la benemerenza civica della città. Torna al teatro interpretando nel 1986 “Gli amici” di Arnold Wesker e con Renato Rascel “Finale di partita” di Samuel Beckett. Gira per la Rai sette puntate dedicate ai ricordi della sua vita, una trasmissione meravigliosa in cui viene fuori tutta la sua grande umanità e il suo immenso talento. Nel 1987 Ugo Gregoretti, direttore del Teatro Stabile di Torino lo chiama per interpretare "Il critico" di Richard Sheridan e tra il 1988 ed il 1989 “Six heures au plus tard” di Marc Terrier, Nel 1990 riprende “Il gufo e la gattina” con Lory Del Santo. Nel 1990 interpreta il suo ultimo film, “Tracce di vita amorosa” di Peter Del Monte. Il 20 dicembre del 1991 Walter Chiari viene colpito da un infarto mentre è solo nel recidence dove abita. Se ne va una stella che ha illuminato i palcoscenici di tutto il mondo per tanti anni, ma come tutti i grandi personaggi continua a vivere nei nostri cuori e nelle trasmissioni televisive che giustamente continuano a celebrarlo. Sulla sua tomba ha voluto che venisse scritto: Amici non piangete, è soltanto sonno arretrato.

Cinema
Vanità, regia di Giorgio Pàstina (1946)
Totò al Giro d'Italia, regia di Mario Mattòli (1948)
Che tempi!, regia di Giorgio Bianchi (1948)
Quel fantasma di mio marito, regia di Camillo Mastrocinque (1950)
L'inafferrabile 12, regia di Mario Mattòli (1950)
I cadetti di Guascogna, regia di Mario Mattòli (1950)
Vendetta... sarda, regia di Mario Mattòli (1951)
Il padrone del vapore, regia di Mario Mattòli (1951)
O.K. Nerone, regia di Mario Soldati (1951)
È l'amor che mi rovina, regia di Mario Soldati (1951)
Arrivano i nostri, regia di Mario Mattòli (1951)
Abbiamo vinto!, regia di Robert Stemmle (1951)
Era lui... sì! sì!, regia di Metz e Marchesi (1951)
Bellissima, regia di Luchino Visconti (1951)
Oggi sposi, regia di Metz e Marchesi (1952)
Noi due soli, regia di Marino Girolami (1952)
Lo sai che i papaveri, regia di Metz e Marchesi (1952)
Era lei che lo voleva, regia di Marino Girolami e Giorgio Simonelli (1953)
Cinque poveri in automobile, regia di Mario Mattòli (1952)
Il sogno di Zorro, regia di Mario Soldati (1952)
L'ora della verità, regia di Jean Delannoy (1952)
Viva la rivista!, regia di Enzo Trapani (1953)
Gli uomini, che mascalzoni!, regia di Glauco Pellegrini (1953)
Siamo tutti Milanesi, regia di Mario Landi (1953)
Cinema d'altri tempi, regia di Steno (1954)
Questa è la vita - episodio "Marsina stretta", regia di Aldo Fabrizi (1954)
Gran varietà, regia di Domenico Paolella (1954)
Un giorno in pretura, regia di Steno (1954)
Avanzi di galera, regia di Vittorio Cottafavi (1954)
Accadde al commissariato, regia di Giorgio Simonelli (1954)
Rosso e nero, regia di Domenico Paolella (1955)
Io piaccio, regia di Giorgio Bianchi (1955)
Vacanze d'amore, regia di Jean-Paul Le Chanois (1955)
Nanà, regia di Christian-Jaque (1954)
Io sono un sentimentale, regia di John Berry (1955)
Accadde al penitenziario, regia di Giorgio Bianchi (1955)
Moglie e buoi, regia di Leonardo De Mitri (1956)
Donatella, regia di Mario Monicelli (1956)
Mio zio Giacinto, regia di Ladislao Vajda (1956)
La capannina, regia di Mark Robson (1957)
Buongiorno tristezza!, regia di Otto Preminger (1958)
Festa di maggio, regia di Luis Saslavsky (1958)
Amore a priva vista, regia di Franco Rossi (1958)
Gli zitelloni, regia di Giorgio Bianchi (1958)
La ragazza di piazza San Pietro, regia di Piero Costa (1958)
L'amico del giaguaro, regia di Giuseppe Bennati (1958)
Le sorprese dell'amore, regia di Luigi Comencini (1959)
Parque de Madrid, regia di Enrique Cahen Salaberry (1959)
Un mandarino per Teo, regia di Mario Mattòli (1960)
Caccia al marito, regia di Marino Girolami (1960)
Femmine di lusso, regia di Giorgio Bianchi (1960)
Un dollaro di fifa, regia di Giorgio Simonelli (1960)
I baccanali di Tiberio, regia di Giorgio Simonelli (1960)
Vacanze in Argentina, regia di Guido Leoni (1960)
Walter e i suoi cugini, regia di Marino Girolami (1961)
La ragazza sotto il lenzuolo, regia di Marino Girolami (1961)
Mariti a congresso, regia di Luigi Filippo D'Amico (1961)
I magnifici tre, regia di Giorgio Simonelli (1961)
Lui, lei e il nonno, regia di Anton Giulio Majano (1961)
Ferragosto in bikini, regia di Marino Girolami (1961)
Bellezze sulla spiaggia, regia di Romolo Girolami (1961)
La moglie di mio marito, regia di Tony Roman (1961)
Il giorno più corto, regia di Sergio Corbucci (1962)
L'attico, regia di Gianni Puccini (1962)
I motorizzati, regia di Camillo Mastrocinque (1962)
Copacabana Palace, regia di Steno (1963)
Due contro tutti, regia di Antonio Momplet (1962)
Gli italiani e le donne, regia di Marino Girolami (1962)
Gli onorevoli, regia di Sergio Corbucci (1963)
Il giovedì, regia di Dino Risi (1963)
La donna degli altri è sempre più bella, regia di Marino Girolami (1963)
La rimpatriata, regia di Damiano Damiani (1963)
Obiettivo ragazze, regia di Mario Mattòli (1963)
Gli imbroglioni, regia di Lucio Fulci (1963)
Follie d'estate, regia di Carlo Infascelli ed Edoardo Anton (1963)
Risate all'italiana, registi vari (1964)
Le tardone, regia di Marino Girolami (1964)
I maniaci, regia di Lucio Fulci (1964)
Se permettete parliamo di donne, regia di Ettore Scola (1964)
I gemelli del Texas, regia di Steno (1964)
Le motorizzate, regia di Marino Girolami (1964)
Thrilling - episodio "Sadik", regia di Gian Luigi Polidoro (1965)
Amore all'italiana, regia di Steno (1966)
Här kommer bärsärkarna, regia di Arne Mattsson (1965)
Colpo grosso ma non troppo, regia di Gérard Oury (1965)
Gli eroi del West, regia di Steno (1965)
Made in Italy, regia di Nanni Loy (1965)
Falstaff, regia di Orson Welles (1965)
Veneri al sole, regia di Marino Girolami (1965)
Ischia operazione amore, regia di Marino Girolami (1966)
Io, io, io... e gli altri, regia di Alessandro Blasetti (1966)
They're A Weird Mob, regia di Michael Powell (1966)
La più bella coppia del mondo, regia di Camillo Mastrocinque (1968)
Capriccio all'italiana - episodio "La gelosia", regia di Mauro Bolognini (1968)
Quei temerari sulle loro pazze, scatenate, scalcinate carriole, di Ken Annakin (‘69)
Squeeze a Flower, regia di Marc Daniels (1970)
Joe Valachi... I segreti di Cosa Nostra, regia di Terence Young (1972)
Amore mio, non farmi male, regia di Vittorio Sindoni (1974)
Due prostitute a Pigalle, regia di László Szabó (1975)
Son tornate a fiorire le rose, regia di Vittorio Sindoni (1975)
La banca di Monate, regia di Francesco Massaro (1975)
Per amore di Cesarina, regia di Vittorio Sindoni (1976)
Passi furtivi in una notte boia, regia di Vincenzo Rigo (1976)
Come ti rapisco il pupo, regia di Lucio De Caro (1976)
Ride bene... chi ride ultimo - episodio "Prete per forza", regia di Walter Chiari (1977)
La bidonata, regia di Luciano Ercoli (1977)
Tanto va la gatta al lardo..., regia di Marco Aleandri (1978)
Ridendo e scherzando, regia di Marco Aleandri (1978)
Belli e brutti ridono tutti, regia di Domenico Paolella (1979)
Tre sotto il lenzuolo, ep. "No, non è per gelosia", regia di Paolo Dominici (1979)
Romance, regia di Massimo Mazzucco (1986)
Kafka la colonia penale, regia di Giuliano Betti (1988)
Tracce di vita amorosa, regia di Peter Del Monte (1990)
Capitan Cosmo, regia di Carlo Carlei (1991)