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Torino anni' 70

La prosa e la rivista in RAI

Fino alla fine degli anni ’80 la sede Rai di Torino era molto attiva, le produzioni radiotelevisive, soprattutto di prosa e rivista, si susseguivano freneticamente. I giovani che volevano tentare la strada del palcoscenico erano motivati da concrete possibilità di lavoro. Essere scritturati dalla Rai era il sogno di tutti. Nel Centro di Produzione di Torino si facevano incontri emozionanti con attori e attrici importanti, questo avveniva improvvisamente negli ascensori, nel sottopassaggio che univa il palazzo della radio a quello della televisione, nella mensa dove non era inconsueto sedersi a tavola con moschettieri, frati, guardie austriache, astronauti: attori e comparse in costume nella pausa pranzo. L’aspetto più entusiasmante era lavorare con grandi registi dai quali potevi sempre imparare qualcosa. La mattina alle 9 iniziava il turno di registrazione. Ci si sedeva per la lettura del copione a un lungo tavolo a capo del quale c’era il regista, poi si procedeva con le prove al microfono e le registrazioni delle singole scene. Anche i tecnici erano bravissimi, i fonici oltre a essere responsabili delle riprese sonore avevano la funzione di montatori dello sceneggiato. A fianco del regista, in fase di post produzione, con taglierina e nastro adesivo assemblavano tutte le battute scelte dal regista a volte andando a ripescare solo una parola dalle varie registrazioni scartate, un vero e proprio lavoro di taglia e cuci con il nastro magnetico. L'arte di tecnici come Pierino Boeri e Giuseppe Biolatti ha reso famoso il Centro di Produzione della Rai di Torino per la qualità tecnica e artistica dei programmi che realizzava. I registi interni erano Gianni Casalino, Ernesto Cortese, Massimo Scaglione e Renato Zanetto, ma non bastavano. Una moltitudine di registi famosi si avvicendava sia in radio, sia in televisione: Anton Giulio Majano, Sandro Bolchi, Romolo Siena, Edmo Fenoglio, Marco Parodi, Dante Raiteri, per citarne soltanto alcuni. Un personaggio che non mancava mai nelle trasmissioni di prosa era il rumorista. Questi per produrre fedeli effetti sonori, aveva a disposizione porte e finestre di vario genere, montate su apposite intelaiature, corsie in legno e in pietra per riprodurre i passi o vasche in cui c’era della ghiaia o del nastro magnetico di scarto (effetto erba) per ricreare i passi sui vari terreni. L’abilità di alcuni nel realizzare rumori molto fedeli con oggetti che nulla avevano a che fare con l’effetto sonoro richiesto era proverbiale. Il fuoco e il crepitìo della legna che arde in un camino era ottenuto tenendo tra le mani un foglio di carta appallottolato facendolo muovere lentamente vicino al microfono, la frattura di un osso facendo ruotare sul suo asse con una mano un tappo di sughero tenuto saldamente nell’altra, l’attrito del sughero all’interno di un pugno chiuso produce un suono veramente inquietante. Mentre gli attori recitavano al microfono, il rumorista, poco distante da loro nello stesso auditorio, produceva i suoni in diretta, camminava, chiudeva porte o finestre, suonava campanelli, versava da bere e faceva tintinnare i bicchieri. Gli attori della compagnia stabile della Rai sono nomi famosi ancora oggi. Oltre a Iginio Bonazzi, Gino Mavara, Natale Peretti e Renzo Lori, che erano nella inconsueta posizione di attori-dipendenti della Rai, cioè timbravano il cartellino per andare a recitare, c'erano Santo Versace, Vittoria Lottero, Rosalba Bongiovanni, Claudio Parachinetto, Adolfo Fenoglio, Franco Vaccaro, Mario Brusa, Angela Parodi, Anna Bonasso, Germana Pasquero, Eligio Irato, Gino Lana e molti altri. Da qualche anno purtroppo la Direzione della Rai ha deciso di rinunciare alla prosa e i danni sono sotto gli occhi di tutti. Gli sceneggiati radiofonici e televisivi ben diretti e ben recitati contribuivano a mantenere un livello professionale che ormai si è perduto. Troppo spesso oggi assistiamo a spettacoli qualitativamente scadenti dal punto di vista artistico, nonostante siano allestiti e montati in modo ineccepibile. La prova d'attore, in ogni caso, è e rimane l'elemento più importante di una fiction, sebbene i "nuovi dirigenti" non la pensino così.

 

Soubrette

Soubrette è una parola di origine provenzale che significa cameriera, servetta, ragazza smorfiosa. Nell’ottocento questo termine è entrato nel gergo del teatro di prosa, dell’opera comique, dell’operetta per indicare le parti femminili di servette furbe, maliziose e le attrici che interpretavano abitualmente questi ruoli. Nel ‘900 sono state definite soubrette esclusivamente le protagoniste del café chantant o del teatro di rivista. In Italia abbiamo avuto tantissime attrici che hanno debuttato come soubrette e poi sono passate al teatro di prosa coprendo anche ruoli drammatici. La soubrette era la prima donna della rivista, che lavorava a fianco del capocomico, un famoso attore brillante. Doveva sapere ballare, cantare e ricitare e fare da spalla al capocomico. Qui la tradizione del nostro teatro leggero ha radici lontane, i grandi comici del passato sono stati Macario, Totò, Carlo Dapporto, Carlo Campanini, Tino Scotti, Renato Rascel, Gino Bramieri, Riccardo Billi e Mario Riva, per citarne solo alcuni. Questi personaggi hanno lanciato famose soubrette nel corso delle loro lunghe carriere: Delia Scala, Lauretta Masiero, Marisa Del Frate, Valeria Fabrizi. Il posto d’onore della soubrette va lasciato a Wanda Osiris, lanciata da Erminio Macario nel 1937, un caso unico nella storia del teatro italiano. Questa attrice era adorata dagli uomini e dalle donne, basava la sua carriera esclusivamente sulla presenza scenica. Aveva abiti sfarzosi che parevano pescati da guardaroba di antiche regine e entrava in scena scendendo lunghe scalinate con in mano mazzi di fiori. I suoi ammiratori la adoravano come se fosse una autentica divinità. In realtà il fascino di Wanda Osiris rimane un mistero per noi che guardiamo i vecchi filmati delle sue riviste. Wanda non era particolarmente bella, non cantava molto bene, si limitava a pochi passi di danza e non era neppure particolarmente dotata nella recitazione, ma l’entusiasmo che scatenava nel pubblico era straordinario, aveva una presenza scenica e un carisma che di sicuro non ha mai avuto nessun’altra soubrette, doti sulle quali ha basato un’intera carriera. Gli aneddoti legati alle tournée della Osiris sono innumerevoli. Si parla di un famoso bandito, suo ammiratore, che rischiò di essere arrestato per andare in teatro a vederla, si parla di vagoni di rose che le inviarono i suoi fan, fra i quali c’erano grandi esponenti della nobiltà, insomma era considerata un vero mito. Nel suo caso la soubrette era il personaggio principale della rivista e era lei a lanciare i boy, gli attori brillanti che le facevano da spalla. Tra loro attori straordinari come Alberto Lionello, Nino Manfredi, Elio Pandolfi e Gianni Agus.
Con l’avvento della televisione, finita l’epoca della grande rivista, il ruolo della soubrette si è spostato negli ultimi decenni dal teatro al piccolo schermo. È iniziata una nuova era per questo genere, lo spettacolo del sabato sera, l’appuntamento con la rivista per tutti gli italiani. Le soubrette più conosciute: Raffaella Carrà, Loretta Goggi, Ether Parisi, Lorella Cuccarini, Pamela Prati