La RAI
Negli anni ’70 la sede Rai di Torino era molto attiva, le produzioni radiotelevisive, soprattutto di prosa e rivista, si susseguivano freneticamente. I giovani che volevano tentare la strada del palcoscenico erano motivati da concrete possibilità di lavoro. Essere scritturati dalla Rai era il sogno di tutti. Nel Centro di Produzione di Torino si facevano incontri emozionanti con attori e attrici importanti, questo avveniva improvvisamente negli ascensori, nel sottopassaggio che univa il palazzo della radio a quello della televisione, nella mensa dove non era inconsueto sedersi a tavola con moschettieri, frati, guardie austriache, astronauti: attori e comparse in costume nella pausa pranzo. L’aspetto più entusiasmante era lavorare con grandi registi dai quali potevi sempre imparare qualcosa. La mattina alle 9 iniziava il turno di registrazione. Ci si sedeva per la lettura del copione a un lungo tavolo a capo del quale c’era il regista, poi si procedeva con le prove al microfono e le registrazioni delle singole scene. Anche i tecnici erano bravissimi, i fonici oltre a essere responsabili delle riprese sonore avevano la funzione di montatori dello sceneggiato. A fianco del regista, in fase di post produzione, con taglierina e nastro adesivo assemblavano tutte le battute scelte dal regista a volte andando a ripescare solo una parola dalle varie registrazioni scartate, un vero e proprio lavoro di taglia e cuci con il nastro magnetico. Il lavoro di tecnici come Pierino Boeri e Biolatti ha reso famoso il Centro di Produzione della Rai di Torino per la qualità tecnica e artistica dei programmi che realizzava. I registi interni erano Gianni Casalino, Ernesto Cortese, Massimo Scaglione e Renato Zanetto, ma non bastavano. Una moltitudine di registi famosi si avvicendava sia in radio, sia in televisione: Anton Giulio Majano, Sandro Bolchi, Romolo Siena, Edmo Fenoglio, Marco Parodi, Dante Raiteri, per citarne soltanto alcuni. Un personaggio che non mancava mai nelle trasmissioni di prosa era il rumorista.
Questi per produrre fedeli effetti sonori, aveva a disposizione porte e finestre di vario genere, montate su apposite intelaiature, corsie in legno e in pietra per riprodurre i passi o vasche in cui c’era della ghiaia o del nastro magnetico di scarto (effetto erba) per ricreare i passi sui vari terreni. L’abilità di alcuni nel realizzare rumori molto fedeli da oggetti che nulla avevano a che fare con l’effetto sonoro richiesto era proverbiale. Il fuoco e il crepitìo della legna che arde in un camino era ottenuto temendo tra le mani un foglio di carta appallottolato facendolo muovere lentamente vicino al microfono, la frattura di un osso facendo ruotare sul suo asse con una mano un tappo di sughero tenuto saldamente nell’altra, l’attrito del sughero all’interno di un pugno chiuso produce un suono veramente inquietante. Mentre gli attori recitavano al microfono, il rumorista, poco distante da loro nello stesso auditorio, produceva i suoni in diretta, camminava, chiudeva porte o finestre, suonava campanelli, versava da bere e faceva tintinnare i bicchieri.










